Durante il IV millennio a.C. la costa ionica della Basilicata è interessata da nuovi modelli socio-economici espressione delle prime società agricole del Neolitico. Si verifica la nascita di villaggi formati da capanne costruite con pali di legno e materiale vegetale rivestito da intonaco argilloso. I siti neoliticidi Contrada Petrulla (Policoro), Cetrangolo (Montalbano Jonico), San Salvatore, Pizzica-Pantanello, Saldone, Tavole Palatine (Metaponto-Bernalda) si dispongono lungo i primi rilievi costieri, in vicinanza di corsi d’acqua e terreni favorevoli all’agricoltura.
La fabbricazione di vasi in argilla è dettata dalla necessità di contenere e conservare i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. Recipienti di grandi dimensioni, sono utilizzati per la conservazione di alimenti solidi, come il grano e l’orzo, e liquidi, come il latte e l’acqua.
Durante l’età del Bronzo le popolazioni indigene erano saldamente insediate nelle zone interne; occupavano alture pianeggianti che costituivano delle difese naturali su cui era possibile svolgere attività agricole; da qui potevano controllare la costa e sfruttare i corsi fluviali come vie interne di comunicazione; questa particolare posizione territoriale favoriva i contatti con le più avanzate aree esterne del Mediterraneo.
In questa fase insediativa alcuni siti hanno un ruolo centrale nel controllo territoriale. Fino al periodo finale dell’età del Bronzo, siti come Anglona situato in posizione dominante su una collina tra i fiumi Agri e Sinni, Termitito su uno dei terrazzi sulla destra del fiume Cavone o San Vito di Pisticci conservano un ruolo economico e politico predominante sugli insediamenti minori. Si può supporre che avessero una complessa struttura organizzativa interna, che svolgessero una vivace attività commerciale confermata dall’eterogeneità dei reperti rinvenuti e che fosse diffusa la coltivazione di ulivo e vite oltre alla pratica della cerealicoltura. Ornamenti ed armi di metallo cominciano a circolare in modo consistente, talvolta in associazione con le ceramiche anche tra ambiti socio-culturali differenti e geograficamente distanti.
Gli insediamenti, infatti, sono legati topograficamente sia alle grandi vallate fluviali, quali importanti vie di comunicazione che collegano la costa ionica con l’area apulo-materana e l’area tirrenico-campana, sia agli altri insediamenti dell’area ionica. Un ruolo importante, a tal proposito, era svolto dai tratturi con andamento parallelo alla costa, come quello c.d. preistorico che da Taranto giungeva nella Valle del Crati, attraversando le Tavole Palatine, San Basilio, Acinapura, Cisterna, Murge di Santa Caterina, Montesoprano, Amendolara
In questa nuova fase assumono importanza gli abitati indigeni sulle colline pianeggianti di Valle Sorigliano, tra Anglona e Policoro, e di San Teodoro_Incoronata di Pisticci, sulla destra del fiume Basento da cui domina la valle. Tra la fine dell’VIII ed il VII sec. a.C. quest’ultimo abitato è interessato da una graduale trasformazione determinata da nuovi contatti commerciali e dall’arrivo di elementi greci.
Riconducibili allo stesso periodo sono i resti di un insediamento trovati nei pressi dell’attuale Policoro; anche in questo caso sembrano testimoniare una presenza greca, di tipo ionico, antecedente la colonizzazione della Siritide; presenza che nel corso del VII secolo si sarebbe trasformata in una polis identificata con Siris-Polieion. Il modello insediativo di questi siti è costituito da piccoli nuclei di artigiani e commercianti greci che operano in territorio indigeno e che si integrano nelle comunità locali. Presso questi siti si provvedeva alla raccolta e alla distribuzione di merci di origine greca e di manufatti prodotti in loco.
Gli abitati sono costituiti da gruppi di capanne infossate nel terreno, generalmente, a pianta ellittica o circolare con struttura lignea rivestita da intonaco argilloso (c.d. Incannucciata), come testimoniato nei siti dell’Incoronata - San Teodoro, di Tursi e di Santa Maria di Anglona. All’interno delle capanne spesso sono presenti delle fosse di servizio, utilizzate per l’alloggio dei grandi contenitori d’argilla (pithoi) utilizzati per la conservazione delle derrate alimentari.


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